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Meditazioni metafisiche

Religione primitiva della Sardegna: 1 (prove tecniche di blog)

Parlare di storia delle religioni primitive della Sardegna è oggi un problema. La maggior parte delle persone interessate si aspetta di leggere qualcosa sul rapporto tra i nuraghi e le stelle. Sembra che qualcuno si sia accorto che i monumenti antichi in qualche modo abbiamo avuto la funzione di segnare in qualche modo il passare del tempo e delle stagioni e, per questo motivo, negli ultimi tempi stanno conoscendo molta fortuna alcuni studi che vogliono far passare come una novità il fatto che popolazioni primitive o supposte tali come i Sardi conoscessero qualche cosa sugli astri.

In realtà è abbastanza facile far notare che avere un calendario non significa semplicemente poter contare il tempo ma, soprattutto,  il poter contare sul tempo. Provare a immaginare un contadino senza il calendario di Frate Indovino non è propriamente quello che ho in mente. In mente ho qualcosa di più radicale e cioè il fatto che il contadino ha bisogno di sapere che il giorno dopo il sole sorgerà, che dopo la stagione fredda viene la stagione calda e che sarà sempre così e così via. Ha bisogno di avere un rapporto di fiducia con il tempo e per questo serve un calendario che è un’esigenza non solo delle cosiddette civiltà superiori, le civiltà dei popoli stanziali, ma anche delle civiltà dette di caccia e raccolta, cioè di quelle civiltà che avrebbero preceduto le civiltà cosiddette superiori.

Tutte queste nuove teorie si dimenticano che il politeismo è nato come personificazione di stelle. Gli deì erano delle stelle che avevano la loro casa di giorno e la loro casa di notte. È il principio da cui nasce anche l’astrologia. È normale peraltro che il calendario avesse la sua importanza in quanto l’uomo si impossessava di qualcosa che non era suo ma dell’alterità. L’uomo con il calendario si impossessa del tempo: banalmente con il calendario l’uomo sa quando è tempo di tosare le pecore. Uso questo esempio e non un altro in quanto la tosatura è una delle cose più delicate della pastorizia, che era il sistema di vita di migliaia di anni fa. Sbagliare di una sola settimana significava poter perdere completamente un gregge, l’unico sostegno. E sbagliare di una settimana è sempre possibile, se si pensa che il mondo non sia già “scritto” da qualcuno una volta per tutte ma sia da “leggere”.

Emanuele Melis – Ampsicora Hostus e la gens Manlia Th&H XVIII 2009

Emanuele Melis Una copia settecentesca del condaghe di Barisone II – T&H, XV, 2006

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